Ludovico De Luigi

Ludovico De Luigi

Ludovico De Luigi appartiene a una famiglia di artisti veneziani di lunga tradizione. Proprio a Venezia Ludovico è nato nel 1933 e non ancora ventenne aveva già compiuto diversi viaggi di studio in Italia, in Francia e negli Stati Uniti. La passione per i vedutisti veneziani lo porta, all’inizio degli anni Sessanta, a frequentare assiduamente la Galleria di Palazzo Corsini a Roma, dove apprende insieme alla magistrale tecnica pittorica di Canaletto, anche i canoni sentimentali di quei maestri veneziani che diedero vita ad opere così magiche.

La sua prima personale nel 1965 presso la Galleria veneziana ‘Il canale’ riscuote un tale successo che negli anni immediatamente successivi mostre ed esposizioni si moltiplicano non solo in Italia, ma anche a Monaco, Montecarlo, Parigi, New York etc.
Al centro della sua rappresentazione figurativa troneggiano vedute di Venezia, rielaborate in chiave moderna, o meglio, attuale: la pittura di De Luigi denuncia le minacce a cui la città eterna alle soglie del nuovo millennio è esposta. Ne nascono immagini surreali e decadenti, sensuali e catastrofiche, in cui la città è in balìa di volta in volta dell’acqua, dell’inquinamento, del consumismo sfrenato, degli insetti.

A partire dagli anni Ottanta, De Luigi integra alla tecnica pittorica manuale le risorse offerte da una tecnologia ogni giorno più sofisticata: ne è un esempio la performance ‘Teatrum Filosoficum’, presentata nel 1989 alla Biennale d’Arte veneziana, che consiste in un gigantesco stereoscopio su tela impresso con uno dei primi plotter elettronici.

Tra le più significative opere dell’ultimo decennio ci sono le quadrighe di cavalli di bronzo ispirati a quelli di San Marco, l’enorme cavallo di cioccolata creato per il Carnevale del 1990 e quello in vetro di Murano del 1999, realizzato nelle fornaci dell’isola.

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Maurizio Cosua

Maurizio Cosua

Maurizio Cosua nasce nel 1943 a Ferrara, terra d’acqua e, ancora giovanissimo, si stabilisce a Venezia, città d’acqua, per frequentare l’Istituto Superiore di Disegno Industriale.
Non è casuale questa ricorrenza dell’acqua, comune denominatore delle sue città: Cosua da sempre ha percepito in maniera viscerale il legame con la natura e la preoccupazione di perderla. In una sorta di metafora esistenziale, l’artista ancora più dell’uomo, ha avvertito il presentimento perenne della separazione dalla natura e quindi dalla vita.

Perfezionati gli studi di disegno e progettazione a Firenze negli anni Settanta, fin da giovanissimo Cosua si è interessato ad una pluralità di espressioni artistiche: oltre alla pittura, la ricerca extramedia di matrice concettuale, la videoarte, la fotografia, le installazioni.
Dal 1990 ad oggi non si contano le esposizioni in Italia e all’estero: personali come ‘Bivio’ e ‘Scarperentola’ sono state esposte da Venezia a Hong Kong, passando per Milano e New York. L’ultimo decennio della produzione di

Maurizio Cosua è segnato dalla presenza immancabile dell’elemento Terra, materia fattiva dell’espressione e del messaggio, in quanto dote di ogni essere che viene al mondo e madre per eccellenza.

Le tele e le immagini di questo periodo vagheggiano ancora una natura e una terra amate dall’uomo, ma conducono spesso ad una porta che le separa dal mistero. Nella più recente produzione la natura si fa strumento dell’arte: terra, carta, materiali vegetali come foglie e baccelli non sono più solo il soggetto dell’opera, sono ‘nell’opera’.

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Riccardo Licata

Riccardo Licata

Nato a Torino nel 1929, Riccardo Licata ha trascorso buona parte dell’infanzia e dell’adolescenza tra Parigi, Roma e Venezia. Nella città lagunare si è stabilito definitivamente nel 1946, e negli anni successivi vi ha frequentato l’Accademia di Belle Arti.

Nel 1957 una borsa di studio lo riporta nella capitale francese dove può sperimentare insieme all’incisione a colori nuove tecniche pittoriche, e dove diventa anche assistente di Gino Severini all’École d’Art Italienne di Parigi. A partire dagli anni Sessanta, Licata ricopre molteplici incarichi didattici Oltralpe: sarà professore di mosaico all’École Nationale de Paris, insegnante di Arti plastiche alla Sorbonne, professore di incisione all’Academie Goetz di Parigi, etc.
Come artista inizia ad esporre nel 1949 a Venezia e Firenze con i Giovani Pittori Astratti, ma la sua prima personale si tiene a Venezia nel 1951, ed è la capofila di centinaia di esposizioni che costellano gli ultimi cinquant’anni di attività del pittore, e che hanno attraversato i cinque continenti.

La creatività di Licata non si esprime solo in pittura, ma anche attraverso la scultura, il mosaico, la grafica e a partire dagli anni Novanta ha trovato una profonda corrispondenza di sensi nella letteratura e nella musica: il poema Rime di Curzio Gonzaga è stato ad esempio fonte di ispirazione per più di novanta opere.

Ha partecipato a diverse Biennali di Venezia (1964, 1970 e 1972), alla Quadriennale di Roma, alle Biennali di Parigi, San Paolo e Alessandria d’Egitto. Si possono ammirare grandi realizzazioni a mosaico di sua mano in spazi pubblici di molte città italiane e francesi come Genova, Bourgoin Jailleu, Lille, Perpignan, Monza, Reggio Emilia.

Riccardo Licata si è occupato anche di scenografie teatrali e di balletto. Vive tra Venezia e Parigi.

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Ennio Finzi

Ennio Finzi

Veneziano, nato in Laguna all’inizio degli anni Trenta, Ennio Finzi ha messo al centro della propria poetica il connubio di musica e pittura. Affascinato dalla rivoluzione strutturale cubista, alla metà del secolo si dedica allo studio delle avanguardie storiche, mentre dal suo pennello scaturiscono le prime opere, che sono, sulla scorta di Atanasio Soldati, impasti di ritmo, colore, luce e timbro, elementi che caratterizzeranno per sempre la sua produzione.

I maestri di quegli anni sono Virgilio Guidi, principale punto di riferimento ideologico-creativo ed Emilio Vedova, modello di gestualità impetuosa e aggressiva sulla tela.
La trasposizione in pittura di concetti prettamente musicali, ma prestati alla rappresentazione figurativa, tra i quali la dissonanza, si traducono negli anni Cinquanta in un uso del colore svincolato da pure relazioni cromatiche e nell’importanza del gesto, portatore del rapporto suono-colore.

Questa urgenza espressiva sfuma per Finzi alla fine del decennio, sostituita da una più forte tendenza all’approfondimento della percezione, atteggiamento che durerà fino al 1980, anno di un’importante antologica alla Fondazione Bevilacqua La Masa.
L’ultimo ventennio del secolo vede campiture di uno spazio nuovamente dominato dai binomi colore-noncolore, luce-buio e il 2002 celebra una grande retrospettiva dal titolo ‘Ennio Finzi, Venezia e le avanguardie del dopoguerra’.
L’ultima importante esposizione personale si è tenuta nel 2005 a Urbino nelle sale del Palazzo Ducale, mentre nel corso del 2006 e del 2007 Finzi ha esposto a Praga e a Napoli nelle sale di Palazzo Reale.
Oggi, l’artista vive e lavora nella provincia di Venezia.

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Fabrizio Plessi

Fabrizio Plessi

Di origini emiliane, Fabrizio Plessi si è formato a Venezia, tra Liceo Artistico e Accademia delle Belle Arti. Fin dagli esordi artistici l’acqua è tema dominante della sua sperimentazione: questo elemento demarca con forza pellicole, installazioni, e videosculture degli anni Sessanta e Settanta e con ‘Liquid Movie’ gli vale al Festival del Cinema di Venezia il primo di una lunghissima serie di riconoscimenti.

Durante gli anni Ottanta l’elemento liquido si moltiplica nelle innumerevoli rifrazioni consentite dalla riproduzione meccanica e tecnologica. È il decennio della grande antologica milanese, prima mostra di videoinstallazioni ambientali in Italia e quello in cui l’artista valica i confini nazionali per portare le sue opere altrove con l’imponente retrospettiva di Madrid, le mostre di Zaragoza e Colonia, Danimarca e Giappone.
Più di vent’anni di sperimentazione hanno prodotto una poetica ormai matura e Plessi presta la sua arte a grandi committenze: il workshop ‘Babele’ per l’Unesco, la mostra Bombay-Bombay per la Fundació Joan Miró di Barcellona, la gigantesca cascata elettronica che si scompone in sedici milioni di colori differenti per l’edificio Sony di Berlino, sono solo alcuni esempi di un decennio straordinariamente produttivo.

Il nuovo millennio vede l’elemento Fuoco affiancarsi all’acqua e moltiplicarsi gli scenari che ospitano le creazioni di Plessi: ‘Waterfire’ a Piazza San Marco, l’antologica ParadisoInferno alle Scuderie Papali del Quirinale, le installazioni in movimento di Dallas, New York e Parigi, ‘Digital Fall’ per la rinnovata Galleria Guggenheim, il ‘Mare Verticale’ che diventerà il simbolo della LI Biennale di Venezia.
Oggi Fabrizio Plessi lavora tra Venezia e Mallorca.

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Elisabetta Di Maggio

Elisabetta Di Maggio

Elisabetta Di Maggio è nata nel 1964 a Milano, ma negli ultimi vent’anni è vissuta, ha studiato ed ha operato a Venezia. Completa in Laguna la sua prima formazione artistica con il Diploma dell’Accademia delle Belle Arti nel 1989, e successivamente torna in Lombardia per approfondire lo studio delle arti visive nell’ambito del Corso Superiore della Fondazione A. Ratti di Como, ultimato alla fine degli anni Novanta.

La poetica di Elisabetta Di Maggio a quest’altezza è già matura e si traduce in una serie di opere che le valgono nel 2000 la segnalazione al Premio Querini Furla, della Fondazione Querini Stampalia di Venezia e nel 2001 è nella selezione italiana per l’International Studio Program P.S. 1 di New York, dove l’anno successivo ottiene una borsa di studio della Civitella Ranieri Foundation.

Per le sue sculture la Di Maggio predilige materiali apparentemente umili e quasi poveri, ma che pazientemente e finemente cesellati sono in grado di riprendere vita sotto altre forme e dare respiro alle istanze dell’artista: il sapone, elemento semplice che si plasma nella ritualità quotidiana, e poi la carta velina che nelle sue mani diventa materia per lussuosi merletti e giochi di luce-ombra, e ancora i pezzi di intonaco intagliati chirurgicamente con bisturi e pazienza, facendo del tempo contemporaneamente lo strumento e l’oggetto della propria poetica.

Dagli anni Novanta si moltiplicano le mostre personali della Di Maggio, in Italia e all’estero: nel 1998 è a Padova, nel 1999 a Venezia, nel 2001 a Madrid e nel 2004 a Verona dove espone ‘La Parete’, una delle sue realizzazioni più rappresentative. Roma, Milano, Torino e Tokio sono le città che più di recente hanno ospitato le sue esposizioni.

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David Dalla Venezia

David Dalla Venezia

Nato in Francia, a Cannes, alla metà degli anni Sessanta, David Dalla Venezia può considerarsi un figlio d’arte. Il padre è un artigiano del legno e restauratore di lungo corso, che da decenni collabora in Italia e Oltralpe con grandi nomi dell’arte e del collezionismo.

Cresciuto in una famiglia dalle profonde vocazioni artistiche, David ha potuto assimilare insieme alle poetiche figurative anche la tecnica manuale del ‘fare artistico’ fin da bambino. La sua formazione culturale si è in seguito plasmata sugli studi classici liceali e poi su quelli filosofici degli anni universitari veneziani.

L’immaginario di David si nutre di cultura popolare, illustrata e cinematografica, mitologia e filosofia classica, correnti pittoriche surrealistiche e metafisiche. Snodo significativo nell’elaborazione della propria poetica figurativa è stato per David Dalla Venezia l’incontro francese con il Realismo tra le due guerre, che stimolerà una riflessione approdata, alla fine degli anni Ottanta, nella collaborazione con l’artista giapponese Hiroshi Daikoku.

Sono nate così le grandi composizioni sui pannelli lignei dei cantieri di Venezia, imperniate sull’aspirazione a una comunicazione pubblica e accolte con successo dalla critica.
Nei primi anni Novanta David lavora per un biennio a Nizza, mantenendo costantemente una forte volontà di confronto con l’espressione contemporanea. Nel 1992 per la mostra ‘Corale’ della Fondazione Bevilacqua La Masa rientra a Venezia dove da allora vive e lavora.

Nella sua produzione vanno ricordate le numerose lastre incise ad acquaforte da cui sono state tratte le stampe incluse nella raccolta del Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne di Bagnacavallo.

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Vincenzo Eulisse

Vincenzo Eulisse

Vincenzo Eulisse è veneziano, nato in Laguna alla metà degli anni Trenta.
Era poco più che ventenne all’epoca della sua prima esposizione personale, quando seppe raccogliere attenzione e favore della critica con la mostra del 1958 alla Galleria Bevilacqua La Masa.

Le opere pittoriche di quel periodo sono connotate da uno spiccato realismo: descrivono la realtà umile del mondo contadino, operaio, dei pescatori.
Lasciata l’Italia, Eulisse si stabilisce per un lungo periodo di tempo nella Germania dell’Est, dove si dedica allo studio del disegno e alla scultura, e da dove tornerà con un bagaglio poetico che accentua la tendenza espressionistica delle sue creazioni.
Negli anni Sessanta a Venezia nasce la Galleria Internazionale, dove Eulisse entra in contatto con Enzo Di Martino, generando un sodalizio artistico destinato a durare fino ai giorni nostri.

L’intraprendenza e il dinamismo che lo caratterizzano sono i presupposti per un’arte socialmente impegnata di cui diviene esponente a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, quando insieme a nomi di spicco come Basaglia, Chinello, Federici, Gianquinto, Nono, Perusini, Pizzinato, Vedova, è animatore del dibattito culturale veneziano di quel movimentato decennio, mentre su un altro fronte prende corpo la collaborazione con i milanesi del Ponte Brera-Venezia: Marzulli, Merisi, Forgioli, Petrus, Valieri e Ruggero Savinio.

Innumerevoli le esposizioni e i riconoscimenti di Eulisse nell’ultimo ventennio in Italia e all’estero. Fino al 2003 è stato docente all’Accademia di Belle Arti di Urbino, da allora vive e lavora a Venezia.

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Caroline Barray

Caroline Barray

Caroline Barray è nata in Francia nel 1973. Il suo percorso artistico e personale si legherà indissolubilmente al carattere di due città, molto diverse tra loro, ma ugualmente magiche: Parigi e Venezia.

Nella capitale francese avviene la formazione classica dei suoi studi liceali che sfocia in un approfondimento artistico con il Diploma Generale di Studi Universitari in Arti Plastiche e la Licenza in Arti Plastiche del 1994, conseguiti presso l’Università Pantheon-Sorbonne di Parigi. Nella stessa città si diploma in Scultura all’Accademia Nazionale Superiore di Belle Arti nel 1998 e segue uno stage presso la Fonderia d’Arte Coubertin.
Ma dalla fine degli anni Novanta Caroline Barray è a Venezia e per un biennio, dal 1999 al 2000, studia e perfeziona le tecniche dell’incisione e della litografia presso la Stamperia d’Arte Bottega del Tintoretto di Venezia.

Contemporaneamente Caroline inaugura le prime esposizioni personali: a Parigi presso la Galerie Mouvances a Place des Vosges e la Galerie Crous Beaux-Arts in Rue de Beaux-Arts e in Italia con la mostra ‘Taccuino’ per un viaggio alla Casa del Tintoretto di Venezia e ZooArt 4×4 a Cuneo.
Nel 2004 inizia la significativa esperienza della sperimentazione artistica internazionale, partecipando su invito al Cantiere ‘La Vie des formes’, fondato da Mark Di Suvero a Chalon-sur-Saône, Francia.

Insieme alle numerose esposizioni in Italia, Francia e Svizzera, l’ultimo decennio ha visto i disegni e la scultura di Caroline Barray valicare i confini europei per sbarcare oltreoceano con la personale alla Craven Gallery, di Martha’s Vineyard nel Massachusetts.
Caroline Barray vive e lavora a Venezia, dove ha appreso e pratica anche l’arte della voga alla veneta.

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Renato Borsato

Renato Borsato

Nato a Venezia negli anni Venti del secolo scorso, ancora oggi Renato Borsato continua a vivere e lavorare in Laguna, nel suo studio di San Vio, pur avendo viaggiato e soggiornato in diverse capitali europee tra cui Parigi e Londra. Infatti, poco più che ventenne, a partire dagli anni Cinquanta, Borsato espone i suoi lavori a livello nazionale e internazionale, aggiudicandosi numerosi premi di pittura e imponendosi all’attenzione della critica e del pubblico come uno dei migliori giovani dell’ultima generazione in Italia.

Nel decennio che segue, Borsato si divide tra la Francia, dove ha ottenuto una borsa di studio dal Governo francese, il Friuli e Milano. Proprio nella capitale lombarda, all’inizio degli anni Sessanta si celebra il grande successo dell’artista, con una personale alla Galleria Ventitrè che ottiene clamoroso successo.
Viaggiatore instancabile, in cerca di esperienze e suggestioni percorre più volte la penisola da Nord a Sud, e nel 1961-1962 sceglie la Sicilia e l’isola di Ustica per respirare quell’atmosfera mediterranea che si tradurrà qualche anno dopo in una ricca produzione di composizioni e paesaggi in cui campeggiano Catania, Acitrezza, Palermo e Pantelleria.
Parallelamente alla produzione pittorica, è fitta ed emotivamente intensa la collaborazione teatrale scenografica: fondamentale quella con il Teatro La Fenice di Venezia, per il quale basti ricordare gli allestimenti scenici di Turandot nel 1960, Traviata nel 1961 e Butterfly nel 1962.

Non si contano premi e mostre che hanno costellato sessant’anni di carriera artistica. Renato Borsato è stato anche Presidente della Fondazione Bevilacqua la Masa dal 1979 al 1986.

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