Caroline Barray

Caroline Barray

Caroline Barray è nata in Francia nel 1973. Il suo percorso artistico e personale si legherà indissolubilmente al carattere di due città, molto diverse tra loro, ma ugualmente magiche: Parigi e Venezia.

Nella capitale francese avviene la formazione classica dei suoi studi liceali che sfocia in un approfondimento artistico con il Diploma Generale di Studi Universitari in Arti Plastiche e la Licenza in Arti Plastiche del 1994, conseguiti presso l’Università Pantheon-Sorbonne di Parigi. Nella stessa città si diploma in Scultura all’Accademia Nazionale Superiore di Belle Arti nel 1998 e segue uno stage presso la Fonderia d’Arte Coubertin.
Ma dalla fine degli anni Novanta Caroline Barray è a Venezia e per un biennio, dal 1999 al 2000, studia e perfeziona le tecniche dell’incisione e della litografia presso la Stamperia d’Arte Bottega del Tintoretto di Venezia.

Contemporaneamente Caroline inaugura le prime esposizioni personali: a Parigi presso la Galerie Mouvances a Place des Vosges e la Galerie Crous Beaux-Arts in Rue de Beaux-Arts e in Italia con la mostra ‘Taccuino’ per un viaggio alla Casa del Tintoretto di Venezia e ZooArt 4×4 a Cuneo.
Nel 2004 inizia la significativa esperienza della sperimentazione artistica internazionale, partecipando su invito al Cantiere ‘La Vie des formes’, fondato da Mark Di Suvero a Chalon-sur-Saône, Francia.

Insieme alle numerose esposizioni in Italia, Francia e Svizzera, l’ultimo decennio ha visto i disegni e la scultura di Caroline Barray valicare i confini europei per sbarcare oltreoceano con la personale alla Craven Gallery, di Martha’s Vineyard nel Massachusetts.
Caroline Barray vive e lavora a Venezia, dove ha appreso e pratica anche l’arte della voga alla veneta.

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Renato Borsato

Renato Borsato

Nato a Venezia negli anni Venti del secolo scorso, ancora oggi Renato Borsato continua a vivere e lavorare in Laguna, nel suo studio di San Vio, pur avendo viaggiato e soggiornato in diverse capitali europee tra cui Parigi e Londra. Infatti, poco più che ventenne, a partire dagli anni Cinquanta, Borsato espone i suoi lavori a livello nazionale e internazionale, aggiudicandosi numerosi premi di pittura e imponendosi all’attenzione della critica e del pubblico come uno dei migliori giovani dell’ultima generazione in Italia.

Nel decennio che segue, Borsato si divide tra la Francia, dove ha ottenuto una borsa di studio dal Governo francese, il Friuli e Milano. Proprio nella capitale lombarda, all’inizio degli anni Sessanta si celebra il grande successo dell’artista, con una personale alla Galleria Ventitrè che ottiene clamoroso successo.
Viaggiatore instancabile, in cerca di esperienze e suggestioni percorre più volte la penisola da Nord a Sud, e nel 1961-1962 sceglie la Sicilia e l’isola di Ustica per respirare quell’atmosfera mediterranea che si tradurrà qualche anno dopo in una ricca produzione di composizioni e paesaggi in cui campeggiano Catania, Acitrezza, Palermo e Pantelleria.
Parallelamente alla produzione pittorica, è fitta ed emotivamente intensa la collaborazione teatrale scenografica: fondamentale quella con il Teatro La Fenice di Venezia, per il quale basti ricordare gli allestimenti scenici di Turandot nel 1960, Traviata nel 1961 e Butterfly nel 1962.

Non si contano premi e mostre che hanno costellato sessant’anni di carriera artistica. Renato Borsato è stato anche Presidente della Fondazione Bevilacqua la Masa dal 1979 al 1986.

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Franco Renzulli

Franco Renzulli

Nato a Venezia nel 1945 da madre triestina e padre napoletano, dopo la prima infanzia trascorsa a Capodimonte, Franco Renzulli è tornato nella città natìa dove ha studiato. Non ancora ventenne, assecondando l’incipiente vocazione artistica, Renzulli inizia a frequentare i corsi liberi di nudo dell’Accademia di Belle Arti a Venezia.

Sono i primi anni Sessanta e la rivoluzione culturale è ancora piuttosto lontana, ma già il giovane sente l’impulso di uscire dai confini della sua terra ed esplorare nuovi paesi e culture diverse. Così nel 1963 parte verso il nord dell’Europa e trascorre un lungo periodo a Copenaghen, in casa del pittore Giorgio Musoni, effettuando la prima di una lunga serie di visite nel corso di quel decennio.
Inaspettatamente la Danimarca si rivela ponte virtuale per la nuova destinazione dell’artista: l’Africa. Quello con il grande Continente Nero è un rapporto intenso e coinvolgente che si protrae per quasi quindici anni a partire dal primo viaggio in Senegal nel 1967, con numerosissime esperienze in Mali.

Nel 1976 alla produzione artistica figurativa si affianca anche quella letteraria, con la stesura dei primi testi. Questa vocazione, mai più abbandonata, culminerà nella pubblicazione di Ferule nel 1984, raccolta di articoli bizzarri e curiosi, illustrati in un’edizione di mille esemplari rilegata a mano, edita da Fallani a Venezia e con Livre de Taches raccolta in cento esemplari del 1989, dedicata a Renè Bro.

All’inizio degli anni Novanta Franco Renzulli rinnova lo slancio del viaggio recandosi a New York, dove tornerà regolarmente fino al 2006. Nell’ultimo trentennio ha esposto in numerosissime città e paesi tra cui Stoccolma, Dakar, Praga, Vienna e New York.

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Emiliano Donaggio

Emiliano Donaggio

Emiliano Donaggio, nato a Venezia alla metà degli anni Settanta, vive e lavora al Lido. Dopo una prima formazione artistica suggellata dalla laurea all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, Donaggio ha fortemente approfondito l’analisi figurativa, applicandosi ad uno studio lungo e dettagliato dei lavori di Leonardo da Vinci.

Contemporaneamente l’amicizia stretta con Luca Buvoli lo ha portato sulla strada del riutilizzo creativo di materiali di scarto, che lo ha trasformato in un eccellente rappresentante dell’arte del riciclo. Elementi e materiali provenienti dal quotidiano e destinati all’abbandono, dalla carta di caramella al filo da pesca, dalle liste della spesa ai contenitori di plastica, diventano la materia plasmata da questo artista per regalargli nuova vita in oggetti di design (famose le sue giacche e i cappelli da gondoliere rivisitati), creazioni a tecnica mista e installazioni tridimensionali.
Tra queste ultime, ha suscitato particolare interesse l’impacchettamento di un supermercato veneziano con cinquecento sacchetti di plastica che recavano le riflessioni dell’artista sulla povertà e la fame nel mondo.

La vena creativa di Donaggio richiama lo slancio e i colori della pop-art e del graffitismo, da cui l’affiancamento da parte della critica a Jean-Michel Basquiat. Proprio al parallelismo con l’artista newyorkino maledetto era dedicata l’eccezionale personale di Donaggio allestita alla Galleria New York 1 Art, tributo che la Grande Mela ha voluto offrirgli dopo il grande successo ottenuto dalle sue creazioni alla New York Art Expo del 2005.

A dispetto della giovane età, Emiliano Donaggio ha all’attivo numerosissime esposizioni, collettive e personali, in Italia e all’estero, da Londra a Barcellona, da Los Angeles a New York, e in tutto il Sud America.

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