Maurizio Cosua

Maurizio Cosua

Maurizio Cosua nasce nel 1943 a Ferrara, terra d’acqua e, ancora giovanissimo, si stabilisce a Venezia, città d’acqua, per frequentare l’Istituto Superiore di Disegno Industriale.
Non è casuale questa ricorrenza dell’acqua, comune denominatore delle sue città: Cosua da sempre ha percepito in maniera viscerale il legame con la natura e la preoccupazione di perderla. In una sorta di metafora esistenziale, l’artista ancora più dell’uomo, ha avvertito il presentimento perenne della separazione dalla natura e quindi dalla vita.

Perfezionati gli studi di disegno e progettazione a Firenze negli anni Settanta, fin da giovanissimo Cosua si è interessato ad una pluralità di espressioni artistiche: oltre alla pittura, la ricerca extramedia di matrice concettuale, la videoarte, la fotografia, le installazioni.
Dal 1990 ad oggi non si contano le esposizioni in Italia e all’estero: personali come ‘Bivio’ e ‘Scarperentola’ sono state esposte da Venezia a Hong Kong, passando per Milano e New York. L’ultimo decennio della produzione di

Maurizio Cosua è segnato dalla presenza immancabile dell’elemento Terra, materia fattiva dell’espressione e del messaggio, in quanto dote di ogni essere che viene al mondo e madre per eccellenza.

Le tele e le immagini di questo periodo vagheggiano ancora una natura e una terra amate dall’uomo, ma conducono spesso ad una porta che le separa dal mistero. Nella più recente produzione la natura si fa strumento dell’arte: terra, carta, materiali vegetali come foglie e baccelli non sono più solo il soggetto dell’opera, sono ‘nell’opera’.

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Riccardo Licata

Riccardo Licata

Nato a Torino nel 1929, Riccardo Licata ha trascorso buona parte dell’infanzia e dell’adolescenza tra Parigi, Roma e Venezia. Nella città lagunare si è stabilito definitivamente nel 1946, e negli anni successivi vi ha frequentato l’Accademia di Belle Arti.

Nel 1957 una borsa di studio lo riporta nella capitale francese dove può sperimentare insieme all’incisione a colori nuove tecniche pittoriche, e dove diventa anche assistente di Gino Severini all’École d’Art Italienne di Parigi. A partire dagli anni Sessanta, Licata ricopre molteplici incarichi didattici Oltralpe: sarà professore di mosaico all’École Nationale de Paris, insegnante di Arti plastiche alla Sorbonne, professore di incisione all’Academie Goetz di Parigi, etc.
Come artista inizia ad esporre nel 1949 a Venezia e Firenze con i Giovani Pittori Astratti, ma la sua prima personale si tiene a Venezia nel 1951, ed è la capofila di centinaia di esposizioni che costellano gli ultimi cinquant’anni di attività del pittore, e che hanno attraversato i cinque continenti.

La creatività di Licata non si esprime solo in pittura, ma anche attraverso la scultura, il mosaico, la grafica e a partire dagli anni Novanta ha trovato una profonda corrispondenza di sensi nella letteratura e nella musica: il poema Rime di Curzio Gonzaga è stato ad esempio fonte di ispirazione per più di novanta opere.

Ha partecipato a diverse Biennali di Venezia (1964, 1970 e 1972), alla Quadriennale di Roma, alle Biennali di Parigi, San Paolo e Alessandria d’Egitto. Si possono ammirare grandi realizzazioni a mosaico di sua mano in spazi pubblici di molte città italiane e francesi come Genova, Bourgoin Jailleu, Lille, Perpignan, Monza, Reggio Emilia.

Riccardo Licata si è occupato anche di scenografie teatrali e di balletto. Vive tra Venezia e Parigi.

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Ennio Finzi

Ennio Finzi

Veneziano, nato in Laguna all’inizio degli anni Trenta, Ennio Finzi ha messo al centro della propria poetica il connubio di musica e pittura. Affascinato dalla rivoluzione strutturale cubista, alla metà del secolo si dedica allo studio delle avanguardie storiche, mentre dal suo pennello scaturiscono le prime opere, che sono, sulla scorta di Atanasio Soldati, impasti di ritmo, colore, luce e timbro, elementi che caratterizzeranno per sempre la sua produzione.

I maestri di quegli anni sono Virgilio Guidi, principale punto di riferimento ideologico-creativo ed Emilio Vedova, modello di gestualità impetuosa e aggressiva sulla tela.
La trasposizione in pittura di concetti prettamente musicali, ma prestati alla rappresentazione figurativa, tra i quali la dissonanza, si traducono negli anni Cinquanta in un uso del colore svincolato da pure relazioni cromatiche e nell’importanza del gesto, portatore del rapporto suono-colore.

Questa urgenza espressiva sfuma per Finzi alla fine del decennio, sostituita da una più forte tendenza all’approfondimento della percezione, atteggiamento che durerà fino al 1980, anno di un’importante antologica alla Fondazione Bevilacqua La Masa.
L’ultimo ventennio del secolo vede campiture di uno spazio nuovamente dominato dai binomi colore-noncolore, luce-buio e il 2002 celebra una grande retrospettiva dal titolo ‘Ennio Finzi, Venezia e le avanguardie del dopoguerra’.
L’ultima importante esposizione personale si è tenuta nel 2005 a Urbino nelle sale del Palazzo Ducale, mentre nel corso del 2006 e del 2007 Finzi ha esposto a Praga e a Napoli nelle sale di Palazzo Reale.
Oggi, l’artista vive e lavora nella provincia di Venezia.

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Fabrizio Plessi

Fabrizio Plessi

Di origini emiliane, Fabrizio Plessi si è formato a Venezia, tra Liceo Artistico e Accademia delle Belle Arti. Fin dagli esordi artistici l’acqua è tema dominante della sua sperimentazione: questo elemento demarca con forza pellicole, installazioni, e videosculture degli anni Sessanta e Settanta e con ‘Liquid Movie’ gli vale al Festival del Cinema di Venezia il primo di una lunghissima serie di riconoscimenti.

Durante gli anni Ottanta l’elemento liquido si moltiplica nelle innumerevoli rifrazioni consentite dalla riproduzione meccanica e tecnologica. È il decennio della grande antologica milanese, prima mostra di videoinstallazioni ambientali in Italia e quello in cui l’artista valica i confini nazionali per portare le sue opere altrove con l’imponente retrospettiva di Madrid, le mostre di Zaragoza e Colonia, Danimarca e Giappone.
Più di vent’anni di sperimentazione hanno prodotto una poetica ormai matura e Plessi presta la sua arte a grandi committenze: il workshop ‘Babele’ per l’Unesco, la mostra Bombay-Bombay per la Fundació Joan Miró di Barcellona, la gigantesca cascata elettronica che si scompone in sedici milioni di colori differenti per l’edificio Sony di Berlino, sono solo alcuni esempi di un decennio straordinariamente produttivo.

Il nuovo millennio vede l’elemento Fuoco affiancarsi all’acqua e moltiplicarsi gli scenari che ospitano le creazioni di Plessi: ‘Waterfire’ a Piazza San Marco, l’antologica ParadisoInferno alle Scuderie Papali del Quirinale, le installazioni in movimento di Dallas, New York e Parigi, ‘Digital Fall’ per la rinnovata Galleria Guggenheim, il ‘Mare Verticale’ che diventerà il simbolo della LI Biennale di Venezia.
Oggi Fabrizio Plessi lavora tra Venezia e Mallorca.

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Elisabetta Di Maggio

Elisabetta Di Maggio

Elisabetta Di Maggio è nata nel 1964 a Milano, ma negli ultimi vent’anni è vissuta, ha studiato ed ha operato a Venezia. Completa in Laguna la sua prima formazione artistica con il Diploma dell’Accademia delle Belle Arti nel 1989, e successivamente torna in Lombardia per approfondire lo studio delle arti visive nell’ambito del Corso Superiore della Fondazione A. Ratti di Como, ultimato alla fine degli anni Novanta.

La poetica di Elisabetta Di Maggio a quest’altezza è già matura e si traduce in una serie di opere che le valgono nel 2000 la segnalazione al Premio Querini Furla, della Fondazione Querini Stampalia di Venezia e nel 2001 è nella selezione italiana per l’International Studio Program P.S. 1 di New York, dove l’anno successivo ottiene una borsa di studio della Civitella Ranieri Foundation.

Per le sue sculture la Di Maggio predilige materiali apparentemente umili e quasi poveri, ma che pazientemente e finemente cesellati sono in grado di riprendere vita sotto altre forme e dare respiro alle istanze dell’artista: il sapone, elemento semplice che si plasma nella ritualità quotidiana, e poi la carta velina che nelle sue mani diventa materia per lussuosi merletti e giochi di luce-ombra, e ancora i pezzi di intonaco intagliati chirurgicamente con bisturi e pazienza, facendo del tempo contemporaneamente lo strumento e l’oggetto della propria poetica.

Dagli anni Novanta si moltiplicano le mostre personali della Di Maggio, in Italia e all’estero: nel 1998 è a Padova, nel 1999 a Venezia, nel 2001 a Madrid e nel 2004 a Verona dove espone ‘La Parete’, una delle sue realizzazioni più rappresentative. Roma, Milano, Torino e Tokio sono le città che più di recente hanno ospitato le sue esposizioni.

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