Il progetto di rendere omaggio alla memoria di Gabriele Bortolozzo a vent’anni dalla sua scomparsa è stato tante cose in questo ormai anno e mezzo di gestazione. E’ stato confronto tra creativi, è stato adrenalina ed emozioni ma anche paura di non essere all’altezza, è stato un libro, un racconto, un documentario e infine, con l’assenso di tutti i convenuti è stato un cortometraggio.

Il cortometraggio ispirato a Gabriele è stato un crowdfunding diventando così un’occasione che ci ha rivelato quando condivisa fosse la nostra idea di rendere omaggio alla battaglia e al coraggio di questo operaio caro a tutti ma noto solo a pochi. Poi è arrivato il sostegno determinante, quello che nessuno sperava di trovare, visti i tempi, la crisi e una mentalità diffusa che non investe nella cultura. Grazie allo Studio 3A e alle tante, più di cento, piccole quote popolari dal basso in questi mesi abbiamo lavorato senza sosta per mantenere una parola data, per non deludere il pubblico di sostenitori accorsi e per non mancare l’obiettivo per noi più importante: creare un’occasione di confronto e riflessione per rendere omaggio al nostro eroe, Gabriele.

Un uomo il cui ricordo deve solleticarci d’orgoglio.

E’ facile pensare a coloro che realmente fanno la differenza come a titani solitari e sovrumani, ma quando ci accorgiamo che la sua vita non era poi così diversa dalla nostra, che la sua storia non era poi così straordinaria, vediamo chiaramente che il mondo non ha bisogno di grandi eroi eccellenti, ma di uomini dal volto comune, come il suo, come il nostro.

El mostro, passando dalle idee alla sceneggiatura, dalla sceneggiatura ai disegni, dai disegni alle animazioni  è diventato:

  • un mostro d’originalità, che adagia la tragedia del delitto sottaciuto dell’industrializzazione veneziana su di una base armoniosa di forme calde che solo il film d’animazione ci può ispirare.
  • un mostro di sincerità. Chiunque abbia vissuto Venezia e la sua terraferma negli ultimi venti-trent’anni non potrà che vedere se stesso, il proprio amico perito chimico o il proprio babbo operaio nei personaggi che pedalano avanti e indietro per le vie di Marghera e per il ponte.
  • un mostro di coraggio, che sceglie di proporre un’analisi obiettiva, profonda e sorprendentemente delicata della questione di Porto Marghera e del suo petrolchimico, che nel silenzio dei padroni e con il sorriso rassicurante alla tranquillo, ci penso io (a darti il posto fisso, la casa, i soldi del dentista, la motoretta e il cancro terminale), allungava le proprie dita oblunghe fino alle radici salmastre della nostra città;

El mostro sorge la mattina insieme al sole e continua monotono e perentorio al ritmo della sirena, fino a sera. El mostro accoglie fra le sue cimase i primi operai, gioiosi al pensiero di esser parte del sogno dell’Italia che cambia. Costoro accudiscono, vivono e nutrono i capannoni affacciati sull’acqua e per tutta risposta quest’ultimi s’ingrossano, crescono, si espandono, succhiando l’energia vitale dei loro padri, dei loro schiavi.

E gli operai vi fanno ritorno, giorno dopo giorno, decennio dopo decennio, sempre più curvi sulle loro spalle stanche e malate, percorrendo quelle strade che El mostro ha tramutato da sentieri sterrati costellati di pozzanghere in comode carreggiate asfaltate, con anche il marciapiede da tutti e due i lati. Essi vi fanno ritorno, perché quello è il loro posto di lavoro, la promessa di un riscatto sociale ed economico, per sé e per i propri figli.

El mostro non domanda ad un uomo di scambiare la propria vita con la certezza di un domani migliore, se la prende perché era giusto così e non ci sono convenevoli quando si tratta di progresso, benessere e denaro.

Fino a quando un uomo, pacifico e cortese, ha scoperto la nuda verità.

La calma e la determinazione di Gabriele vogliono essere la cifra di questo cortometraggio, che iscriveremo alla Mostra del Cinema di Venezia per la sezione Orizzonti, sperando di meritarci la selezione e l’occasione di mostrare questo lavoro in una vetrina internazionale.

E quale orizzonte più difficile da osservare, se non quello scontato della nostra quotidianità, dietro al quale si celano mostri da smascherare con gli occhi della giustizia e della libertà, della gentilezza e della caparbietà?

Ci vediamo a settembre alla  Mostra del cinema al Lido di Venezia?

Speriamo che sia questo il posto dove vedere finalmente su uno schermo e compiuta quest’impresa che con il sostegno di molti ci auguriamo diventi una riflessione preziosa per tutti.

Pin It on Pinterest

Share This