In questi giorni di incontri e scambi, ci siamo trovati più volte a confrontarci con una nostra scelta artistica e estetica, che in qualcuno ha suscitato perplessità, e in altri ha scaturito fraintendimenti.

Il titolo “el mostro”, associato al nome di Gabriele Bortolozzo, ad alcuni non è piaciuto: è comprensibile, e riteniamo sia nostro dovere spiegare le ragioni di questa scelta, di farlo in modo onesto, di difenderla con orgoglio.

Non è impresa facile spiegare e razionalizzare un’intuizione, dimostrare che si è nel giusto se si dà retta alla propria ispirazione quando questa è pulita, cristallina, onesta.

Va ben, ci si prova.

Il titolo “El mostro” sintetizza una (bella) storia

El mostro: chi era, chi è?

El mostro ha il dono della lievità, il potere della seduzione, la musicalità della promessa: ha un’apparenza sinuosa, ma un animo mefistofelico, e se ti prende non ti lascia più. A quei tempi era invisibile, silenzioso, attraente: era il miraggio di un lavoro sicuro, la sicurezza di poter comprare merci, di mandare i figli a studiare e pagargli il dentista. Era l’America in provincia, minor fatica e più reddito, un sogno fronte laguna.

el mostro autobusS’insinuava silenzioso nei corpi, corrompeva gli organi interni, si portava via vite con inoffensiva semplicità statistica: era il prezzo da pagare, e molti pensavano ne valesse la pena.

Qualche decennio fa, chi percorreva di sera il Ponte della Libertà, “ il nastro d’asfalto che unisce la città una e trina”, diventava spettatore di una visione unica: se partiva dal centro storico, assisteva a un miracolo di luci, colori, fumi e fiamme che coesistevano in paradossale armonia con l’ambiente urbano che lo attorniava.

La bellezza assoluta di Venezia, ti portava verso le città di terraferma con innaturale morbidezza, quasi fosse un continuum logico.

Giorno dopo giorno ci si abituava, si introiettava quel contrasto fino ad abituarcisi.

La coraggiosa storia di Gabriele Bortolozzo contro “El mostro”

Immagine 29Gabriele Bortolozzo, uomo mite, spiritoso, dotato di immaginifica lungimiranza ha rotto l’incantesimo, ci ha costretti a guardare in faccia la realtà, ha urlato “il mostro è nudo”.

E’ stato uno schiaffo, uno shock, emotivo e oggettivo: ci ha costretti a fare i conti con la catatonia che ci abitava.

Noi vorremmo poter raccontare attraverso un linguaggio ispirato, artistico, trasversale, questo risveglio. Correndo i rischi necessari del caso, ricorrendo a modalità comunicative apparentemente paradossali, credendo che l’insight che ci ispira, sia da assecondare e nutrire; credendo di poter poi offrire a nostra volta nutrimento alla discussione e al dibattito su temi che sentiamo nevralgici e rischiosamente sotterrati da una sorta di asfissiante emergenza: lavoro, diritti, salute, benessere, visionarietà.

Certo, ascoltiamo tutti, cercando di uscire da possibili fraintendimenti semantici, ma crediamo in quello che sentiamo, e ci auguriamo di riuscire a fare un prodotto che lo dimostri.

Per concludere: usciremo dall’equivoco, e “el mostro” non sembrerà più essere Gabriele Bortolozzo; sarà anzi chiaro che lui ha ingaggiato la lotta con questo; una lotta impari ma esemplare, che ha generato una bella storia. Ci preme molto lavorare in modo che, pur non essendo una biografia, la sua figura civile e umana sia presente.

E ci piacerebbe farlo a modo nostro, pensando che lui ne sarebbe felice.

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