Studio Liz si propone di realizzare di un prodotto audiovisivo a carattere documentario che abbia come soggetto la storia di Grabriele Bortolozzo, con l’intento di riscoprire la sua figura di eroe civile e raccontarla in una chiave di lettura nuova in occasione dell’anniversario della sua prematura scomparsa (settembre 1995-settembre 2015).

La nostra sfida sarà raccontare in corto o medio metraggio la storia di un uomo la cui figura e la cui eredità non vadano perdute. A voler guardare indietro sono molti i contributi audiovisivi realizzati sulla figura di Bortolozzo, eppure, proprio nella sua stessa città, è ormai del tutto dimenticata, soprattutto dalle nuove generazioni.

 

Ecco perché abbiamo coinvolto in questo progetto importanti professionisti e creativi veneziani che con il loro contributo ci aiuteranno a realizzare un video al cui centro ci sarà la riflessione ancora oggi aperta ed attuale che Gabriele Bortolozzo ci ha lasciato: lavoro e salute in fabbrica.

Ispirandoci alla sua storia, alla sua città, alla sua fabbrica vogliamo realizzare un mediometraggio a tecnica mista: illustrazioni, grafica e video e immagini di repertorio che diventi un nuovo pretesto per ricordare chi è stato Grabriele Bortolozzo, per cosa ha lottato e quanto sia attuale la sua battaglia civile. 

Quanti nel territorio in cui viviamo lo conoscono o lo ricordano e per cosa?

Quale è lo stato della sua eredità e della sua memoria a vent’anni dalla sua morte?

gabriele bortolozzo|studiolizE’ difficile immaginare una lotta più solitaria e pionieristica di quella che Gabriele Bortolozzo, operaio al Petrolchimico di Porto Marghera, inizia nei primi anni settanta, sollevando dubbi  sulle procedure di lavorazione, e sulle conseguenze per la salute, nello stabilimento presso cui operava, del cloruro di vinile monomero (Cvm). All’epoca il sindacato locale è concentrato sul tema della difesa del posto di lavoro, la sensibilità ecologista è minoritaria, gli organismi preposti al controllo della nocività e la maggior parte della magistratura, sono sordi alla questione Cvm. Si sa poco e non si fa niente per sapere, con il risultato che nel corso degli anni si arriverà a 260 vittime (157 operai morti e 103 ammalati) e alla devastazione della laguna. Di fronte all’urgenza di ‘globalizzare’ il diritto al lavoro e insieme la tutela della vita umana, animale e ambientale; di fronte alla deriva efficientista che divora il tempo e schiaccia la soggettività; di fronte al rischio di un azzeramento della memoria operaia, la figura di Gabriele Bortolozzo è un punto di riferimento, e la sua visione del mondo è la stessa per la quale ancora molti di noi oggi lottano. E’ il primo operaio in Italia a dichiararsi obiettore di coscienza alle produzioni nocive e a rifiutarsi pubblicamente di lavorare nei reparti del Cvm, tra i primi a sollevare il problema dello smaltimento e occultamento all’estero dei residui tossici delle lavorazioni. Un passo dopo l’altro, una notizia dopo l’altra, scopre i casi di malattia e li cataloga.
A questo lavoro da detective accompagna lo studio. Si procura tutti i dati disponibili della Montedison, dell’Oms, di fabbriche simili all’estero, esamina i risultati e a volte li corregge e li integra, dove c’era il vuoto fa nascere un patrimonio di conoscenza. E diventa, prima di qualsiasi medico, magistrato o specialista, il vero esperto della nocività del Cvm. La risposta aziendale è una serie ininterrotta di soprusi, fino all’isolamento in un reparto confino. Ha dalla sua parte la Commissione Ambiente del Consiglio di Fabbrica, ma il sindacato nel suo complesso non lo sostiene.
Negli anni novanta Bortolozzo è meno solo. Sull’onda della crescente attenzione ecologista e quindi anche dell’interesse per i suoi dossier su problemi di inquinamento, viene invitato a convegni e dibattiti, e va a parlare in alcune scuole, l’attività che gli sta più a cuore. Nel 1994 pubblica un dossier sulle morti e malattie da Cvm al Petrolchimico; nello stesso anno presenta al Pubblico Ministero di Venezia Felice Casson un esposto che sarà la base delle indagini per il processo contro i dirigenti Montedison ed Enichem iniziato nel ’98. Bortolozzo sceglie costantemente di fare da ponte fra diritti/bisogni spesso contrapposti, come quello di avere un lavoro e quello di preservare salute e ambiente. Ma non è tutta la sua vita. Lontanissimo dal ‘lavorismo’ tanto diffuso nel movimento operaio, Bortolozzo è un uomo che si dedica ai figli e ai rapporti umani, un uomo attento al bello, alle piccole cose, al privato, al ‘superfluo’, che per sé e per gli altri vuole il pane, ma anche le rose. Gabriele Bortolozzo muore il 12 settembre1995 a Mogliano Veneto, investito mentre pedalava sulla amata bicicletta.

[La motivazione del premio del Comitato scientifico e di Garanzia della Fondazione Alexander Langer].

Gabriele Bortolozzo muore in un’incidente stradale a sessantun’anni.
L’intenzione è di realizzare e presentare questo ritratto video nel settembre del 2015 in occasione dei vent’anni dalla sua prematura scomparsa.
Ci preme di arrivare e far cogliere al pubblico fruitore l’importanza di questa riflessione filmica. Essa sarà una testimonianza preziosa degli ultimi vent’anni di una nostra storia locale.

da un’idea di Cristiano Dorigo
disegni Lucio Schiavon
animazione grafica Salvatore Restivo
sceneggiatura Cristiano Dorigo e Federico Fava
musiche originali Paki Zennaro
regia Lorenzo Pezzano
produzione Elisa Pajer
 
 

Budget preventivo per la produzione del corto 10.000 euro

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