Di origini emiliane, Fabrizio Plessi si è formato a Venezia, tra Liceo Artistico e Accademia delle Belle Arti. Fin dagli esordi artistici l’acqua è tema dominante della sua sperimentazione: questo elemento demarca con forza pellicole, installazioni, e videosculture degli anni Sessanta e Settanta e con ‘Liquid Movie’ gli vale al Festival del Cinema di Venezia il primo di una lunghissima serie di riconoscimenti.

Durante gli anni Ottanta l’elemento liquido si moltiplica nelle innumerevoli rifrazioni consentite dalla riproduzione meccanica e tecnologica. È il decennio della grande antologica milanese, prima mostra di videoinstallazioni ambientali in Italia e quello in cui l’artista valica i confini nazionali per portare le sue opere altrove con l’imponente retrospettiva di Madrid, le mostre di Zaragoza e Colonia, Danimarca e Giappone.
Più di vent’anni di sperimentazione hanno prodotto una poetica ormai matura e Plessi presta la sua arte a grandi committenze: il workshop ‘Babele’ per l’Unesco, la mostra Bombay-Bombay per la Fundació Joan Miró di Barcellona, la gigantesca cascata elettronica che si scompone in sedici milioni di colori differenti per l’edificio Sony di Berlino, sono solo alcuni esempi di un decennio straordinariamente produttivo.

Il nuovo millennio vede l’elemento Fuoco affiancarsi all’acqua e moltiplicarsi gli scenari che ospitano le creazioni di Plessi: ‘Waterfire’ a Piazza San Marco, l’antologica ParadisoInferno alle Scuderie Papali del Quirinale, le installazioni in movimento di Dallas, New York e Parigi, ‘Digital Fall’ per la rinnovata Galleria Guggenheim, il ‘Mare Verticale’ che diventerà il simbolo della LI Biennale di Venezia.
Oggi Fabrizio Plessi lavora tra Venezia e Mallorca.

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