Elisabetta Di Maggio è nata nel 1964 a Milano, ma negli ultimi vent’anni è vissuta, ha studiato ed ha operato a Venezia. Completa in Laguna la sua prima formazione artistica con il Diploma dell’Accademia delle Belle Arti nel 1989, e successivamente torna in Lombardia per approfondire lo studio delle arti visive nell’ambito del Corso Superiore della Fondazione A. Ratti di Como, ultimato alla fine degli anni Novanta.

La poetica di Elisabetta Di Maggio a quest’altezza è già matura e si traduce in una serie di opere che le valgono nel 2000 la segnalazione al Premio Querini Furla, della Fondazione Querini Stampalia di Venezia e nel 2001 è nella selezione italiana per l’International Studio Program P.S. 1 di New York, dove l’anno successivo ottiene una borsa di studio della Civitella Ranieri Foundation.

Per le sue sculture la Di Maggio predilige materiali apparentemente umili e quasi poveri, ma che pazientemente e finemente cesellati sono in grado di riprendere vita sotto altre forme e dare respiro alle istanze dell’artista: il sapone, elemento semplice che si plasma nella ritualità quotidiana, e poi la carta velina che nelle sue mani diventa materia per lussuosi merletti e giochi di luce-ombra, e ancora i pezzi di intonaco intagliati chirurgicamente con bisturi e pazienza, facendo del tempo contemporaneamente lo strumento e l’oggetto della propria poetica.

Dagli anni Novanta si moltiplicano le mostre personali della Di Maggio, in Italia e all’estero: nel 1998 è a Padova, nel 1999 a Venezia, nel 2001 a Madrid e nel 2004 a Verona dove espone ‘La Parete’, una delle sue realizzazioni più rappresentative. Roma, Milano, Torino e Tokio sono le città che più di recente hanno ospitato le sue esposizioni.

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